Responsabilità educative: lettera aperta al mondo adulto

Riceviamo e pubblichiamo un’interessante riflessione dei Servizi alla famiglia, ai ragazzi e al mondo sociale della Diocesi di Cremona, introdotta dal vescovo Napolioni.

 

Presento volentieri le seguenti considerazioni, offerte dai Servizi che la diocesi
di Cremona mette in campo per accompagnare famiglie, ragazzi, carità
e mondo sociale, nonché dall’Azione Cattolica diocesana. Anche in questo
tempo difficile “non possiamo non educare”. Perciò ben venga una riflessione
aperta sulle responsabilità educative di tutti noi. Una riflessione che vorrei
si allargasse, presto, a tante altre esperienze della comunità ecclesiale e ad
istituzioni, famiglie e altri soggetti che operano per il bene della società. Per
trasformare l’emergenza in genesi di vita nuova.

+ Antonio, vescovo

 

Un’immagine ci interpella
I telegiornali di martedì 10 novembre davano la notizia di
due ragazzine di II media che, in Piemonte, si son piazzate
con sedia e banchetto, libri e tablet, davanti all’ingresso
della loro scuola, per attestare il bisogno che hanno di
un’esperienza didattica integrale ed efficace.

Due parole della Chiesa ci orientano
Nei limiti imposti dalla pandemia, papa Francesco non ha
rinunciato a chiedere un Global Compact on Education. Ci
vuole, infatti, un nuovo impegno educativo per un mondo
dove “non ci sia posto per questa cattiva pandemia della
cultura dello scarto”. Tra le strategie per dare futuro ad un
mondo ammalato, è prioritaria l’assunzione delle nostre
responsabilità educative.
I Vescovi Lombardi, da parte loro, nel messaggio pubblicato
il 17 settembre, insistevano sul verbo “imparare”
come chiave dei compiti che l’attuale grave congiuntura
ci affida: imparare a pregare, a pensare, a sperare oltre la
morte, a prendersi cura degli altri”. Va ancora rimarcato
il “fastidio per le discussioni inconcludenti, per i pronunciamenti
perentori, per slogan e luoghi comuni”, mentre
si tratta di cercare insieme il significato delle cose, con
un pensiero che ci metta sulla via della sapienza, e “con il
più vivo auspicio per una ripresa delle attività educative”.

La situazione ci prova ulteriormente
L’emergenza covid-19 ha raggiunto di nuovo livelli simili a
quelli della scorsa primavera; e noi abbiamo meno energie
per affrontarla, perché siamo logorati da una lunga tensione.
L’informazione è dedicata quasi esclusivamente ai dati
che provengono dal fronte della pandemia; e l’istituzione
delle zone rosse è segno di un’emergenza ancora grave.
Sappiamo bene che dietro i numeri esistono storie vere,
volti concreti, dolori e solitudini, e un mondo di assistenza
e cura che abbiamo imparato ad onorare, forse mai abbastanza.
Il dibattito pubblico è ancora una volta polarizzato
dalla tensione tra diritti dei cittadini e misure di contenimento.
Ed è dovere di tutti, pur nelle fatiche e al di là delle
proteste, collaborare al contenimento della pandemia della
cui gravità chissà se siamo tutti consapevoli: gli effetti sociali,
psicologici, economici sono difficili da prevedere, ma
sappiamo che non saranno lievi e dureranno nel tempo.

L’emergenza educativa
Ne parlava già papa Benedetto XVI! In questo momento
e contesto è indispensabile che non sfugga anche un altro
aspetto dell’emergenza: quello educativo, che ha a che
fare con la vita delle nostre famiglie, la scuola, la formazione,
lo sport, la socialità dei nostri ragazzi. Non solo
in termini di organizzazione della vita quotidiana, ma di
trasmissione e scoperta del suo senso e valore.
È su questo che vorremmo riportare l’attenzione,
nostra e di quanti vogliono condividere e riflettere con
noi: per richiamarci alle sfide di oggi e di domani. Le
classi scolastiche, la vita concreta delle famiglie, i centri
di ascolto al servizio delle povertà, il mondo educativo
impegnato alla cura dei più giovani sono il nostro osservatorio
privilegiato. E da questo osservatorio vorremmo
partisse una proposta culturale, per sostenere la speranza
e il coraggio innanzitutto degli adulti. Chiamati a darne
ragione credibile davanti alle grandi domande che neppure
un bambino può ora eludere.

È per noi il tempo della responsabilità
Questo è il tempo della responsabilità: riconoscere la
complessità della posta in gioco, dall’economia alla salute
di tutti (a cominciare dai più fragili); fare scelte condivise
e ponderate; essere soggetti promotori di confronto per il
bene comune; essere voci che dicono la loro in spirito costruttivo,
disinnescando contrapposizioni e risentimenti
diseducativi. Per questo auspichiamo che il mondo adulto
raccolga la grande sfida che abbiamo davanti!
Siamo chiamati non solo a preservare i nostri ragazzi
e le nostre famiglie dal contagio: occorre aiutare le nuove
generazioni a crescere anche dentro questo momento
drammatico, nella consapevolezza che si può imparare
molto, molto di più, anche dai momenti di sofferenza e di
crisi. Servono parole sagge e stili coraggiosi. Serve abitare
ancora una volta un tempo di solidarietà e aiuto reciproco.
Serve ascoltare i ragazzi e parlare con loro e ricordare
a noi e a loro che il bene comune non è la somma dei soli
perimetri privati; che si può vivere anche con fiducia e
coraggio dentro situazioni complicate; che esistono spazi
immensi di prossimità, cura dei più fragili e volontariato.

Che cosa proponiamo?
Desideriamo un confronto serio su come preservare il diritto
allo studio e alla socialità dei ragazzi: e su come fare,
tutti, la nostra parte. Perché certi importanti anni del loro
sviluppo umano non tornano, e vanno vissuti ora. È il
momento che le famiglie non restino isolate e silenziose,
ma trovino luoghi di confronto e di espressione: è questo
il momento di non chiuderci nel privato e di tornare a
partecipare alla vita delle scuole, alle scelte delle comunità,
alla costruzione di reti più solidali. Desideriamo e
chiediamo che le povertà educative, accanto alle già gravi
sperequazioni economiche, siano al centro delle preoccupazioni
di tutti. Che politica, forze sociali, famiglie,
comunità ecclesiali, scuola si chiedano dove abitano ora
i più poveri e quali strumenti servono, con lucidità e coraggio,
prima che per qualcuno sia troppo tardi.
Riteniamo indispensabile condividere quanto si sta facendo
perché il divario tra ragazzi svantaggiati e il resto
della società sia preoccupazione primaria di tutti. Non bastano
norme per trasformare le modalità della didattica
o limitare spostamenti e contatti. Proponiamo di attuare
insieme un modello di welfare più compositivo, frutto
di sinergie che valorizzino le diverse storie e competenze.
Chiediamo che il confronto tra istituzioni e forze vitali
della società si intensifichi con strumenti di dialogo efficaci
e integrati: è il momento di voci costruttive, di spazi
di dialogo e lettura condivisa della realtà. Lo abbiamo
imparato la scorsa estate, alla ripresa seppur timida delle
proposte educative: possiamo continuare a farlo, insieme,
con un lavoro di rete pensato e scelto. Se ora non possiamo
abitare i nostri luoghi di aggregazione giovanile
come abbiamo imparato a fare in una lunga e splendida
tradizione, forse è il segno che prima devono animarli gli
adulti della comunità, e nessuno ci impedisce di fare di
questo passaggio epocale l’occasione per riprogettare insieme
l’educazione su cui scommettere insieme in futuro.
Faremo la nostra parte perché il mondo adulto si muova
più compatto e più collaborativo. E che nessuno, a cominciare
dai ragazzi e dalle famiglie, sia lasciato indietro.

Un appello aperto a tutti
Proponiamo questa riflessione a chiunque la voglia accogliere,
a cominciare da chi si occupa di educazione per
vocazione, per mandato della società, per scelta professionale.
Perché insieme si possa dare concretezza a idee
solidali e a sguardi attenti alle tante fatiche educative di
questo tempo.

I Servizi della diocesi di Cremona
che accompagnano famiglie, ragazzi e giovani,
scuola e problemi sociali,
e la Caritas diocesana,
con il sostegno della presidenza
dell’Azione Cattolica Cremonese.
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