A Pasqua non può esserci paura

di IRENE SALI – All’inizio di questa quarantena ho guardato una serie tv che racconta di una famiglia fiorentina molto importante nel periodo del Rinascimento: i Medici.
Quando a causa del Covid 19 hanno vietato di andare a messa e quindi di ricevere la comunione, ho sorriso ripensando a una puntata della fiction in cui Cosimo de Medici portava i malati di peste all’interno della chiesa per soccorrerli e curarli. Certo, si trattava di una strategia studiata per portare l’opinione pubblica dalla sua parte, ma quel gesto, messo a confronto con quello che sta succedendo a noi oggi, credo dovrebbe suscitare molte riflessioni.

Perché nel 1400, in una situazione di crisi, si pensava subito a Dio e adesso invece è l’ultimo dei pensieri?

E’ stata una Pasqua molto particolare, soprattutto per le famiglie che, come la mia, sono molto legate a
questo periodo dell’anno. Ho ricevuto un’educazione cristiana e per me i giorni dall’inizio della quaresima sono sempre stati un po’ magici. La domenica di Pasqua penso poi che sia il mio giorno preferito, perché è un po’ come un’attesa: la mattina mi alzo e anche l’aria intorno a me è diversa, mi rendo conto che non è un momento qualunque della vita. Di solito quel giorno mi sveglio tardi, perché almeno l’attesa del pasto si accorccia: dovrei fare digiuno, ma se lo faccio senza crederci allora è inutile, quindi mi concentro e penso al senso generale di questa giornata e diventa tutto piu’ semplice….
A mezzogiorno celebro l’ora media con i miei amici del Cammino Neocatecumanale, quindi ci troviamo in gruppi e condividiamo questo momento insieme: si ride, si scherza e si prega. Io amo stare da sola, ma vivere un contesto del genere con persone che sai che ti possono comprendere è bellissimo.
Poi ho l’intero pomeriggio davanti prima della veglia ed è un sogno per una come me, che ci mette ore per scegliere un vestito e prepararsi adeguatamente.
La veglia inizia verso le dieci di sera, è lunghissima e la fame dovuta al digiuno non aiuta, ma credo che una celebrazione migliore non esista: è davvero una messa emozionante e carica di significato, un momento per lo spirito che precede il ristoro per il corpo, perché dopo la cena sono sempre libera di stare fuori fino all’ora che voglio con i miei amici. È un giorno di festa e alle feste ci si deve divertire.

Quest’anno invece sembrava dovesse essere tutto diverso, come se questo virus avesse rovinato anche questo bel giorno, ma mia mamma è stata inarrestabile e insieme a mio papà ha organizzato tutto in casa: abbiamo celebrato di giovedì la lavanda dei piedi, di venerdì la Passione di Cristo e di sabato la veglia pasquale, collegandoci in videochiamata con i fratelli che non abitano piu’ con noi e con le loro famiglie. Siamo fortunati perché in casa siamo ancora in sei e sappiamo suonare e cantare: in questo modo la messa si è alleggerita ed è risultata anche un po’ divertente.
Ovviamente avrei preferito vivere questo momento con gli amici, perché in famiglia sembra sempre tutto noioso, ma vedere i miei fratelli e lei mie sorelle collegati tutti insieme è stato come una boccata d’aria fresca…e se lo dico io che odio le riunioni di famiglia significa che è vero.
A volte mi capita di dubitare e di criticare: sono giovane, forse è giusto così. Ma di fronte alla strana primavera che stiamo vivendo mi sono chiesta come avrei potuto affrontare un momento di crisi come questo senza un po’ di fede, senza avere qualcosa a cui aggrapparmi per avere speranza.

La risposta l’ho sentita dentro. Questa Pasqua ha tolto la paura dalla nostra casa. O almeno l’ha tolta da me.

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